Modello 231

I reati presupposto 231 che riguardano davvero le PMI

Il catalogo dei reati 231 è lungo, ma per una PMI le aree critiche sono poche e ricorrenti: rapporti con la PA, reati societari e tributari, sicurezza sul lavoro, ambiente, riciclaggio e reati informatici.

I reati presupposto 231 che riguardano davvero le PMI

Perché partire dai reati

L’ente risponde solo per i reati espressamente richiamati dal d.lgs. 231/2001. La prima fase di ogni modello è quindi la mappatura delle attività aziendali esposte a questi reati: è su questa analisi che si costruiscono protocolli e controlli. Ecco le aree che, nella nostra esperienza, ricorrono più spesso nelle piccole e medie imprese.

Rapporti con la pubblica amministrazione (artt. 24 e 25)

L’art. 24 riguarda l’indebita percezione di erogazioni pubbliche, la truffa ai danni dello Stato o dell’Unione europea, la frode informatica in danno di enti pubblici, la frode nelle pubbliche forniture e la turbata libertà degli incanti. L’art. 25 comprende concussione, induzione indebita, corruzione e traffico di influenze illecite.

Dove si annida il rischio: gare e appalti, richiesta e rendicontazione di contributi e crediti d’imposta, ispezioni e verifiche, rapporti con funzionari.

Reati societari (art. 25-ter)

Comprendono, tra gli altri, le false comunicazioni sociali, l’impedito controllo, le operazioni in pregiudizio dei creditori e la corruzione tra privati.

Dove si annida il rischio: formazione del bilancio, operazioni straordinarie, rapporti con clienti e fornitori privati, omaggi e sponsorizzazioni.

Sicurezza sul lavoro (art. 25-septies)

Omicidio colposo e lesioni personali colpose gravi o gravissime commessi con violazione delle norme antinfortunistiche. Per l’ipotesi più grave la sanzione pecuniaria è pari a 1.000 quote, con interdittive fino a un anno.

È spesso l’area più delicata per manifattura ed edilizia: la Cassazione ha ritenuto che il vantaggio per l’ente possa consistere nel risparmio di spesa derivante dalla sistematica violazione delle misure di prevenzione (Cass. pen., sez. IV, n. 39615/2022).

Riciclaggio e autoriciclaggio (art. 25-octies)

Ricettazione, riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita e autoriciclaggio, con sanzioni da 200 a 1.000 quote e interdittive fino a due anni.

Dove si annida il rischio: gestione dei pagamenti e degli incassi, scelta dei fornitori, operazioni con l’estero, reimpiego di proventi derivanti da altri illeciti, compresi quelli fiscali.

Reati tributari (art. 25-quinquiesdecies)

Dichiarazione fraudolenta mediante fatture per operazioni inesistenti o altri artifici, emissione di fatture false, occultamento o distruzione di documenti contabili, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Dichiarazione infedele, omessa dichiarazione e indebita compensazione rilevano solo nelle frodi IVA transfrontaliere di importo pari o superiore a 10 milioni di euro.

Reati ambientali (art. 25-undecies)

Inquinamento e disastro ambientale, gestione illecita e traffico di rifiuti, violazioni in materia di scarichi ed emissioni. Riguardano non solo chi tratta rifiuti, ma qualsiasi impresa che produce scarti di lavorazione o ha autorizzazioni ambientali.

Reati informatici (art. 24-bis)

Accesso abusivo a sistemi informatici, danneggiamento di dati e sistemi, estorsione informatica e altri delitti informatici. Sono rilevanti per tutte le imprese che gestiscono dati di clienti, sistemi di terzi o servizi digitali.

Conclusioni

Non tutte le aree pesano allo stesso modo: un’impresa di servizi senza rapporti con la PA ha un profilo di rischio molto diverso da un’azienda manifatturiera che partecipa a gare. Per questo il costo del modello cresce con l’esposizione ai reati. Nella richiesta di preventivo puoi indicare le aree che riguardano la tua impresa: ti rispondiamo entro 24 ore lavorative.

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